I vostri commenti sulla 2° edizione de
"LO SCHERMO DI CARTA"

... Colgo l'occasione per dire che i film di mio gradimento sono stati:
I diari di una motocicletta ( che avevo già visto al cinema con mio figlio.E' è un film da considerare patrimonio artistico)
Io no (molto bravi i giovani attori che non conoscevo)
Mounsieur Ibrahim ed i fiori del corano (Omar Sharif è stato incredibile nella sua parte, tante riflessioni a livello religioso)
Canone inverso (molto particolare e ricco di colpi scena )
Sotto il sole della Toscana, reale, ma alcune volte un pò lento (in alcune scene mi sono vista la mia vita )

Spero tanto che possiate realizzare anche il prossimo anno questo tipo di avvenimento culturale,
ho anche notato che la maggior parte delle persone erano donne e ho tratto una considerazione molto positiva
Cordiali saluti
Fatima

Vi ringraziamo per i bei "venerdi" che ci avete fatto trascorrere...peccato
che sia finito....ma siamo fiduciosi che sarà possibile ripetere questa
bella iniziativa, magari in autunno se non chiediamo troppo. Complimenti
ed ancora grazie.
Paola

Ho gradito molto questa rassegna ed a questo proposito vi invio in allegato i miei commenti personali su tre film : il Partigiano Johnny, Lista d'attesa e la Ragazza con l'orecchino di perla (quest'ultimo commento purtroppo in parte negativo)...

LISTA D'ATTESA
E' verosimilmente fattibile solamente nell'ideale repubblica dell'utopia il miracolo della conversione di un mondo arido e prosciugato del più infinitesimale rigurgito di fantasia in un paradigmatico microcosmo a misura d'uomo, fatto di creatività, immaginazione, inventiva e soprattutto voglia di guardare il mondo più con gli occhi del sentimento che con quelli della ragione. E' quanto si propone di dimostrare il regista Juan Carlos Tabio, dopo i due film che gli hanno dato la notorietà, "Fragola e cioccolato" e "Guantanamera, nell' agrodolce radiografia di una collettività presa da una voglia incombente di cambiare le cose e vogliosa di riconciliarsi con sé stessa per riscoprire il suo lato migliore, se non altro sulle ali di un sogno destabilizzante che mira a turbare l'assetto collettivo di un'improbabile sgangherata combriccola di viaggiatori sull'orlo di una crisi di nervi. Miraggio? Abbaglio? Fantasia galoppante? Anche. Ma soprattutto afflato comune che si affida ad una navigazione onirica giocata sulla capacità individuale di assaporare semplici emozioni primordiali celate all'interno dell'animo umano, in primis l'amore, e poi l'amore ed ancora l'amore. Nel suo complesso la pellicola non fa certo gridare all'entusiasmo, specie per talune sinistre reminiscenze di situazioni e di personaggi fatiscenti che sembrano calati di sana pianta da famigerate telenovele brasiliane di recente memoria, ma una spiazzante penetrazione del fantastico quotidiano determinato da un'atmosfera non priva di suggestioni kafkiane in salsa cubana incombenti nella prima parte del film contribuisce in buona parte a stemperare indesiderati rigurgiti nazionalpopolari di pretta matrice televisiva. E se il lieto fine sembra essere respirato sempre più a pieni polmoni, anzi evocato a furor di popolo cinematografico, a causa di una certa dose di sadismo autoriale la vicenda nel suo epilogo assume le dimensioni di un mozzafiato thriller del sentimento che lascia in sospeso ogni minimo coinvolgimento emotivo fino allo scoccare della parola fine.

IL PARTIGIANO JOHNNY
IL PARTIGIANO JOHNNY ovvero pillole di sensazioni improvvise da "Guerra di Piero" nell'adombrato approccio di un'inutile cortesia che l'avversario non si sarebbe degnato di ricambiare per nessun motivo. Scene di lotta partigiana senza alcuna concessione a spettacolari estrapolazioni da film d'azione americani (finto)patriottici. Gelide tonalità di freddi invernali a testimonianza della pervasiva determinazione di sparuti manipoli di anonimi "antieroi" dal comune anelito di libertà frammisto alla spavalderia tipica di chi è avvezzo a sfidare la morte. La figura di un protagonista esente da qualsiasi matrice ideologica, legato solamente al suo esclusivo concetto di dignità umana, appare abbozzata nella roccia. Suo unico compagno fedele il diario di bordo che racconta il grigiore di un autunno inoltrato nelle colline delle Langhe ed i rovesci di un inverno intristito da continui scontri fratricidi ma col partigiano Johnny sempre dalla parte giusta della barricata. Film decisamente antispettacolare, dalle scarse sottolineature psicologiche, dai dialoghi brevi e concisi, spietato resoconto dell'ineluttabilità di una violenza mai teatralizzata ma resa con l'eloquente distacco di una disillusione generalizzata, quasi completamente immerso nel clima documentaristico di un cinema verità che ci riporta ad una oscura realtà immanente alla nostra condizione umana e ad un passato che credevamo ormai sepolto per sempre nei meandri della nostra coscienza civile ma tuttora rimesso in discussione dagli impietosi ingranaggi che determinano i flussi e riflussi della storia. Totalizzante la scelta del colore destrutturato ed assurto a livello di non colore, dalle tonalità spente e dall'anodina dominante bluastra, usato in funzione puramente psicologica e strettamente funzionale alla storia in quella sua scabra essenzialità tesa a caratterizzare con una punta d'efficacia le livide atmosfere che fungono da contorno alle asperità di vita partigiana. Strettamente esponenziale di un'ideologia ispirata all'autodeterminazione dei popoli.

LA RAGAZZA CON L'0RECCHINO DI PERLA
Una meticolosa ricostruzione filologica caratterizza questo pretenzioso film costantemente proteso in un'effettistica ricerca sulla luce che, com'è noto, risulta di fondamentale importanza nei quadri di Vermeer, vere e proprie essenze di un silenzio pullulante di grumi di luminosità rappresi. Dominano la scena ambrate tonalità di colore virate talvolta nel blu intensissimo degli esterni, che avvolgono le sagome di personaggi peraltro carenti di vita interiore, immoti nella loro perfetta fissità di manichini semoventi totalmente privi di spessore, prodigandosi leziosamente in un andirivieni d'interni perfettamente ricostruiti all'occorrenza ma intimamente pregni d'una freddezza palpabile a dispetto degli sforzi di Eduardo Serra, valido emulatore del caldo nitore delle tele vermeeriane. Il regista indulge a lungo ed in modo alquanto compiaciuto sui primi piani della divissima Scarlett Johansson, costantemente accarezzata da una luce dedita a scolpirne i delicati lineamenti con morbida discrezionalità, quasi a voler rispettare la plasticità delle corrispettive immagini su tela e rendere in una calda gamma tonale l'armonia di forme e colori dell'originale, cercando inoltre di animare a "tableau vivant" le affascinanti visioni d'interni vermeeriane. Ma a dimostrazione del fatto che il culto dell'estetica fine a sé stessa non paga, risulta totalmente latitante qualsiasi tentativo di sottolineatura psicologica, destinato ad infrangersi sul nascere, schiacciato da una sovrabbondanza oleografica tale da mandare in visibilio potenziali schiere di cultori fai-da-te di storia dell'arte. Ed il tentativo di fagocitare i capolavori del pittore per riproporli come referenti narrativi d'una certa importanza ripropone alla fine l'eterno dilemma: può il cinema essere dotato di una sua capacità significante dal momento che sono diversi i procedimenti scritturali che lo contraddistinguono da altre forme artistiche? Come afferma giustamente il famoso critico Angelo Moscariello, "ogni rapporto del film con altre pratiche artistiche dovrà basarsi sul criterio linguistico dell'equivalenza e non su quello della semplice riproduzione." E non è certo questo il caso della"Ragazza con l'orecchino di perla." Lo stesso personaggio di Griet, sedicenne coinvolta suo malgrado in una banalizzante storia di "profanazione perlacea", dimostra un certo impaccio al cospetto della macchina da presa, quasi stritolata da un soffocante abbraccio registico, pedinata senza tregua seppure infruttuosamente nei vari momenti delle sue mansioni di sguattera doc, spesso colta in flagrante in espressioni di disappunto sempre uguali a sé stesse, al punto di scadere alla stregua di una presenza fintamente posticcia (espressione tautologica che rende passabilmente il concetto). Ad ogni sua minima manifestazione di dubbio, incertezza, titubanza, stupore, sentimenti costantemente esplicitati con il minimo dispiego possibile di partecipazione emozionale, viene da chiedersi se la protagonista sia la stessa Scarlett Johansson ammirata in precedenza nell'accattivante "Lost in translation". Ovviamente appare del tutto superfluo sottolineare la fissità cronica di Colin Firth, il suo stralunato sguardo in soggettiva vagante nel vuoto, intento forse ad interrogare lo spettatore sulla qualità della sua performance oppure impegnato nell'infruttuosa ricerca della sua Bridget, assente giustificata. Ma stendere un velo pietoso sulla sua persona e calare il sipario (pardon, la tela) ci sembra un gesto doveroso di cortesia nei confronti di chi legge.
Luciano


Vorrei farvi i complimenti per la splendida iniziativa di film e letteratura. Spero che la rassegna diventi un appuntamento fisso. La ritengo una delle più belle iniziative culturali realizzate nel nostro territorio.
Un affettuoso saluto
Francesco

Mi auguro anch'io che la vostra iniziativa diventi un appuntamento fisso magari sempre collegato ad un testo da leggere o rappresentare prima del film (o dopo) ma su un tema , punti di vista diversi sullo stesso tema (ambientale , naturalistico, politico o umanitario) privilegiando magari pellicole che vengono distribuite troppo poco tempo e non si riesce più a vedere. Una cosa che a me interessa molto è poi la dicitura..età consigliata sotto ogni scheda perchè mi piace venire coi bambini e sarebbe utile sapere se è adatto anche a loro. Avevano proposto anche un appuntamento per i bambini in particolare, una rassegna tipo Giffoni festival che a me piace moltissimo e ho dovuto andare a vedere dall'altra parte di Roma, non potreste farli proiettare anche qui prima o dopo la rassegna che si fa a Roma? grazie comunque perché mi ha fatto davvero piacere partecipare.
Carmelina

Grazie per la manifestazione "lo schermo di carta" che mi ha permesso di godere di ottimi film, di ripassare e di scoprire altrettanti ottimi libri.
Manifestazione che mi ha permesso di stare per due mesi insieme ad amici e conoscenti in un contesto veramente speciale.
Grazie agli organizzatori i quali sono stati particolarmente attenti e gentili.
Grazie al comune di Roma che ha permesso il tutto.
Carissimi saluti
Fiorella